La Val Vibrata, analisi di una crisi

Il Contesto

Il presente documento rappresenta la base predisposta dalla Regione Abruzzo per il riconoscimento dell’area di crisi complessa della Vibrata.

Esso è redatto nel rispetto di quanto indicato dal Decreto ministeriale 31 gennaio 2013, attuativo dell’art . 27, comma 8, del D.L. 8311012 ed è articolato nelle seguenti sezioni:

  1. la descrizione del fattori di complessità della crisi industriale : in questa sezione si illustrano i principali punti di complessità, che vengono poi approfonditi nelle successive sezioni;
  2. la descrizione delle caratteristiche dalla crisi, con l’ausilio dei dati della contabilità economica locale, delle imprese e del mercato del lavoro;
  3. la descrizione dei territori interessati , con specifico riguardo ai tratti salienti del sistema economico del Piceno;
  4. l’analisi delle dinamiche ed incidenza specializzazione produttiva;
  5. la proposta di massima dei contenuti del PRRI – Progetto di riconversione e riqualificazioneindustriale”;
  6. gli strumenti di intervento regionali attivati o potenzialmente attivabili .
Descrizione dei fattori di complessità della crisi industriale

Le profonde trasformazioni economiche seguite ai processi di globalizzazione ed ai cambiamenti di portata storica avvenuti nell’economia mondiale hanno avuto delle ripercussioni particolarmente rilevanti.

In un territorio come la Val Vibrata in cui gli effetti della crisi globale, molto più che negli altri territori dell’Abruzzo, hanno impattato in un contesto economico-produttivo contraddistinto da seri problemi strutturali.

Se negli anni Settanta e Ottanta il successo dell’economia della Val Vibrata ha trovato nella forte interdipendenza tra ambiti territoriali e sistemi produttivi, nel ruolo della piccola impresa, nella capacità e nell’intraprendenza di tutta una generazione di imprenditori i principali punti di forza, da oltre un decennio il territorio della provincia si trova in una situazione di criticità sia dal punto di vista del tessuto produttivo sia, ovviamente, da quello occupazionale.

La particolarità delle difficoltà della Val Vibrata risiede in una condizione che è unica nell’ambito della regione abruzzese, in quanto, dopo un periodo iniziale di sviluppo legato alla presenza di grandi insediamenti produttivi attratti dalla presenza dei benefici della Cassa del Mezzogiorno, negli anni Novanta il venir meno di tali condizioni di favore ha determinato un continuo abbandono da parte di molte aziende medio-grandi che senza i contributi della CASMEZ hanno chiuso i battenti . Ciò ha determinato una forte dinamica di de-industrializzazione con un importante incremento della disoccupazione sia diretta, sia indiretta (indotto). In questo contesto si è inserita la pesante crisi iniziata nel 2008, che ha acuito le problematiche e aggravato gli indicatori economici principali e che si è abbattuta sull’area della Vibrata in misura maggiore rispetto al resto dell’Abruzzo, come è evidenziato da numerosi dati che verranno presentati in seguito.

I dati economici disponibili di Teramo mostrano una progressiva e consistente riduzione del valore aggiunto pro capite:

Valore aggiunto
Anno Italia Abruzzo Teramo
2011 1.471.729 27.970 6.324
2012 1.449.429 27.606 6.232
2013 1.446.420 26.350 5.941
2014 1.449.236 25.909 5.873

In Abruzzo nel 2014 il valore aggiunto ai prezzi base dei vari rami di attività è stato stimato in calo, in termini reali, del -1,7% rispetto all’anno precedente. Questa battuta d’arresto, seppure più moderata rispetto a quella del 2013, ha ulteriormente allontanato il riallineamento con la situazione ante crisi e con i dati nazionali che vedono un piccolo rialzo rispetto al 2013. Tra il 2007 ed il 2014 il valore aggiunto è arretrato, complessivamente, di quasi 2,8 miliardi in termini assoluti. Per quanto concerne la Provincia di Teramo questa risulta allinearsi all’andamento regionale con una lieve flessione del valore aggiunto dal 2011, in cui ammontava a 6.324, al 2014, in cui risulta ammontare a 5.873.

Relativamente ai consumi, si registra un dato negativo dei consumi pro capite rispetto sta al dato regionale sia a quello nazionale:

Consumi procapite
Anno Italia Abruzzo Teramo
2011 17.079,57 15.487,87 14.998,11
2012 16.836,34 15.094,30 14.781,28
2013 16.396,92 14.635,63 14.626,14

Per quanto riguarda i consumi pro-capite delle famiglie, anche in questo caso si registra un calo della spesa rispetto all’anno di riferimento 2011. L’andamento, tanto a livello nazionale quanto a livello provinciale, risulta dimostrare una flessione dei consumi graduale dall’anno 2011, in cui ammontavano a 15.487,87 in Abruzzo e 14.998,11 nella provincia di Teramo, al 2013, in cui risultano essere 14.635,63 in Abruzzo e 14.626,14 nella provincia di Teramo.

Descrizione delle caratteristiche della crisi

Contestualizzare la crisi del sistema nel solo ambito congiunturale sarebbe riduttivo, in quanto l’area risulta contraddistinta da elementi di criticità di natura strutturale e sistemica.
La crisi ha colpito l’area teramana in misura maggiore rispetto al resto della Regione in quanto ha accentuato aspetti problematici già presenti nel territorio prima dello scoppio della crisi globale.
I principali caratteri economici del sistema locale mostrano come il territorio sia soggetto ad una progressiva recessione economica e perdita occupazionale le cui cause affondano in condizioni strutturali che la crisi globale ha solo sinergicarnente rafforzato.
In quest’area il processo di industrializzazione ha seguito una traiettoria che, a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, ha “forzato” la localizzazione di aree e nuclei industriali in cui la presenza di incentivi pubblici ha esercitato un’attrattiva forte per imprese medie e grandi dall’esterno.
Solo sul finire degli anni Settanta l’emergere di un’imprenditorialità di piccola dimensione ha fatto pensare ad un prolungamento della “via adriatica allo sviluppo”.
Tutto ciò contraddistingue il territorio nel quale coesistono sia i grandi impianti esogeni sia le piccole imprese dell’indotto.
Nei successivi anni Novanta il territorio sperimenta una progressiva trasformazione del modello produttivo: molte grandi aziende esogene accentuano il processo di deindustrializzazione già in atto, mentre emergono criticità anche nel tessuto produttivo endogeno, con pesanti contrazioni del numero degli addetti nei settori chiave dell’economia locale. Una crisi che trova la sua principale ratio nella sua stessa genesi: in particolare in un’imprenditoria che, seppur volenterosa, si trova in difficoltà nella transizione strutturale dalla scala locale a quella globale, specie ove si tenti un passaggio dall’indotto della grande azienda ai mercati allargati.
L’attuale crisi, di proporzioni inedite per effetti e durata, si è quindi innestata in un contesto che ha subito le ripercussioni negative della fine dei benefici della Cassa del Mezzogiorno, con la conseguente fuga di molte aziende che, delocalizzando la produzione in altri Paesi con minori costi di produzione, ha avuto pesanti riflessi sotto il profilo occupazionale.
Nel tessuto produttivo vibratiano convivono pertanto due realtà imprenditoriali: la micro dimensione di impresa e le aziende di più  grandi dimensioni, insediatesi qui per effetto degli incentivi della Cassa per il Mezzogiorno negli anni ’60 e ’70.
Di seguito vengono identificate le criticità del territorio vibratiano per quanto attiene alle dinamiche demografiche, alla situazione del mercato del lavoro e alla specificità del tessuto imprenditoriale.
Vengono poi tratteggiati alcuni elementi sull’aggravamento della situazione economico-produttiva degli ultimi anni, evidenziando anche le criticità del territorio a livello infrastrutturale, ambientale e sociale.

Documento completo

Il presente documento rappresenta la base predisposta dalla Regione Abruzzo per il riconoscimento dell’area di crisi complessa della Vibrata.